Deficit uditivo, una delle cause della depressione

  • Caricato il 03 Aprile 2019
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Depressione

 

Deficit uditivo e depressione, quando preoccuparsi
 

Prima di affrontare l’argomento su quanto la perdita d’udito sia correlata alla depressione, vi diamo qualche accenno su questa patologia.

Nel DSM-V (Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders «Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali») sono cinque i criteri per diagnosticare la depressione. I primi tre sono riferiti a un solo episodio depressivo, mentre più episodi passano attraverso tutti e cinque i criteri, permettendo di fare una diagnosi dei disturbi depressivi maggiori.

La depressione maggiore va diagnosticata in modo precoce, per poter attivare cure adeguate e specifiche nel minor tempo possibile prima dell’aggravarsi della patologia. Molto spesso si arriva alla diagnosi quando il paziente ha uno stato avanzato della malattia, per cattiva informazione o per aver sottovalutato i sintomi.

Senza entrare nel campo prettamente specialistico rispetto alla malattia, possiamo dire con certezza che si possono definire sintomi depressivi “tutti quei disturbi che implicano un’alterazione significativa del tono dell’umore, accompagnati da altri sintomi di natura sia somatica che psicologica”. Il quadro complessivo di tali sintomi e delle alterazioni del tono dell’umore, comportano una compromissione della vita sociale e lavorativa della persona.

Uno dei tanti fattori che incidono particolarmente sul calo cognitivo e di conseguenza possono determinare l’insorgere della depressione, è la sordità (ipoacusia).

Abbiamo già parlato di quanto una perdita uditiva possa influire sulle capacità di memorizzazione in relazione alla percezione dei suoni nell’articolo: “Memoria acustica”; è indispensabile ora, affrontare un argomento altrettanto importante: “quanto la perdita d’udito influisca sulla depressione”.

Quando un soggetto inizia ad avere problemi di sordità, oltre alla difficoltà di relazionarsi con le altre persone, chiudendosi in se stesso e di conseguenza aumentando il rischio di decadimento cognitivo, innesca anche un progressivo processo d’invecchiamento del cervello che può portare alla depressione.

È stato dimostrato, attraverso nuove tecniche di scansione cerebrale da parte di un gruppo di ricercatori della Yale University, quanto la quantità di connessioni nel cervello inizi a calare 10 anni prima nelle persone depresse. Questo significa, una precoce perdita di memoria e rallentamento nel linguaggio, fino ad arrivare a patologie legate all’età come l’Alzheimer.

La tesi è avvalorata anche da alcuni ricercatori della Columbia University, che hanno analizzato 5.239 persone con più di 50 anni, scoprendo che anche una lieve perdita uditiva è correlata all’aumento delle probabilità di avere sintomi depressivi, sottolineando quanto sia fondamentale sentire bene per lo stato psicologico di un individuo. Maggiore è la perdita d’udito e maggiori sono le probabilità di sviluppare la malattia.

Per rallentare questo processo d’invecchiamento del cervello, è auspicabile controllare l’udito periodicamente, anche ai primi accenni e dubbi, o semplicemente come controllo di routine dopo i 50 anni.

Di fronte a queste evidenze, è certo che la perdita d’udito incida notevolmente sulla difficoltà di comunicare e, i soggetti affetti da sordità, diventano socialmente isolate e conseguentemente con alte probabilità di andare incontro alla depressione; confermate ulteriormente dal Prof. Justin S. Golub, coordinatore dello studio (la ricerca è pubblicata sulla rivista scientifica Jama Otolaryngology-Head & Neck Surgery).

È bene comunque evidenziare, che non sono esenti da patologie come la depressione, anche i giovani che spesso negano un calo d’udito per vergogna o mancanza d’informazioni, dovute a una poca sensibilizzazione del problema e a una scarsa cultura, perché la sordità è quasi sempre associata a un fattore d’età.

 

 

 

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