«Sente solo quello che vuole?» – cosa c’è dietro il silenzio di un genitore o nonno
Nella vita quotidiana di una famiglia spesso arriva un momento in cui si creano dei piccoli “malintesi”: si fa una domanda al genitore dall’altra parte del tavolo e lui non reagisce, poi però si accorge subito se qualcuno apre una porta o se cade un oggetto per terra. La prima reazione spontanea dei figli è pensare ad una distrazione per poi passare a temere con apprensione, che la prontezza di riflessi stiano cedendo il passo agli anni. Il funzionamento dell’orecchio spiega invece una realtà ben diversa e del tutto fisica, poiché l’udito non cala in modo uniforme su tutti i suoni, ma perde per prime le frequenze alte, che sono esattamente quelle che danno nitidezza alle parole e permettono di distinguere consonanti come la esse, la ti o la effe.
Chi vive questa transizione continua a percepire i rumori di fondo della casa o il tono generale di una voce senza alcuna difficoltà, ma fatica a decifrare il parlato quando ci sono due o tre persone che dialogano insieme, trovandosi nella scomoda posizione di dover ricostruire il filo logico di ogni frase come se mancassero intere sillabe. Davanti a questo ostacolo, il cervello è costretto ad un lavoro continuo di deduzione e lettura del contesto che consuma un’enorme quantità di concentrazione, lasciando a fine giornata una sensazione di stanchezza profonda, che spesso toglie la voglia di fare qualsiasi altra cosa. Quando seguire un discorso richiede un impegno così faticoso, subentra inevitabilmente il timore di apparire incerti, di dare una risposta poco attinente o di disturbare chiedendo continuamente di ripetere le cose, e la persona finisce per scegliere, quasi senza accorgersene, la via di un silenzio prudente e composto.
Questo graduale ritirarsi dalle conversazioni non significa affatto disinteresse verso i propri cari o verso la vita della casa, ma è un gesto di autodifesa di chi cerca di proteggere la propria serenità e la propria dignità di fronte a un disagio che non sa bene come spiegare. Il rischio più grande di questi piccoli fraintendimenti non è tanto il non capire una parola, ma il carico di frustrazione e isolamento affettivo che pian piano si crea tra genitori e figli, con i primi che si sentono messi da parte e i secondi che non sanno come interpretare quel mutamento di abitudini. L’apparecchio acustico moderno serve a sciogliere alla radice questo nodo di incomprensioni domestiche, perché rimette a fuoco la precisione delle consonanti e toglie alla mente il peso sfiancante di dover indovinare i suoni, restituendo al genitore la naturalezza di partecipare ai discorsi di tutti i giorni e alla famiglia la bellezza di ritrovarsi a tavola senza più barriere invisibili.

